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Rate senza trappole, nuove regole europee

Più concorrenza e più trasparenza mercato unico nel credito al consumo

Comprare un’auto a Berlino o un cellulare a Oslo, piuttosto che un computer a Madrid o un frigorifero nuovo a Varsavia, e pagarli a rate, con regole uguali per tutti, tassi di interesse trasparenti e comprensibili e diritto di recesso entro 14 giorni dall’acquisto. Se poi si decide di estinguere il debito senza aspettare la rata mensile, nessun divieto, solo il pagamento di un indennizzo fissato in partenza. I cittadini europei potranno scegliere se e da chi farsi prestare i soldi per i loro acquisti senza paura di rimanere fregati, o almeno avendo a disposizione tutte le informazioni per una decisione consapevole, e sfruttare così i vantaggi del mercato unico europeo. Questo il senso della nuova direttiva sull’uniformazione del credito al consumo che dopo una gestazione durata qualche anno - la prima proposta di regolamentazione uniforme era stata presentata nel 2004 - ha visto la luce a Strasburgo pochi giorni fa.

Dopo i negoziati portati avanti dal relatore Kurt Lechner, l’Europarlamento ha adottato un testo frutto di numerosi compromessi raggiunti tra i gruppi politici e i rappresentanti del Consiglio. La direttiva sarà pubblicata i prossimi giorni nella Gazzetta ufficiale europea e scatterà il termine di due anni entro il quale gli Stati membri dovranno recepire e applicare le sue disposizioni.

Obiettivi del testo normativo sono quelli di stimolare il mercato europeo del credito al consumo, rafforzare i diritti dei consumatori e favorire un vero mercato unico del credito. Oggi ci sono 27 mercati nazionali che di fatto impediscono ai consumatori e ai creditori europei di usufruire o di effettuare offerte sui contratti transfrontalieri e quindi di beneficiare dei vantaggi del mercato unico. I crediti al consumo transfrontalieri costituiscono solo l’1% del volume totale.

La direttiva dovrebbe assicurare un alto livello di protezione e una corretta informazione dei consumatori, oltre che migliorare la chiarezza della legislazione comunitaria (uniformando le tre direttive precedenti) in materia. Alla luce dei dati nazionali Istat pubblicati in questi giorni - secondo i quali la metà delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 euro al mese - si capisce l’importanza che riveste il credito al consumo. Più della metà degli italiani ha conti in sospeso con banche e finanziarie, rileva Altroconsumo, mentre Assofin fa sapere che le formule preferite dagli italiani sono i prestiti personali e la cessione del quinto dello stipendio.

Il volume d’affari di questo mercato - che in Europa ammonta a più di 800 miliardi di euro - è particolarmente consistente nel Regno Unito, in Irlanda, in Germania e in Austria. Mediamente rappresenta il 18% dei ricavi lordi delle banche (al dettaglio), con una crescita annua media dell’8%. Secondo dati della BCE citati dalla Commissione, i tassi di interesse della zona euro variano da un minimo del 6% in Finlandia un massimo del 12% in Portogallo. In Italia siamo al 9,4%.

La direttiva appena approvata dovrà essere applicata a tutti i contratti di credito compresi tra i 200 e i 75.000 euro, che prevedano il pagamento di interessi (esclusi quelli garantiti da un’ipoteca sui beni immobili e terreni). Sono contemplate nella direttiva anche le classiche carte di credito, mentre sono escluse le carte di debito differito, che prevedono il rimborso del credito entro tre mesi e le cui spese sono irrilevanti, cioè le cosiddette carte revolving.

Passo fondamentale del testo è rappresentato dalle disposizioni dettagliate riguardo all’informazione di base che deve essere fornita ai consumatori prima della conclusione di un contratto di credito: devono essere presentate «in forma chiara, concisa e graficamente evidenziata con l’impiego di un esempio». Devono essere messi in evidenza: il tasso debitore (fisso o variabile, corredato delle spese addebitate), l’importo totale del credito, il tasso annuo effettivo globale, la durata del contratto e - se del caso - l’importo totale che il consumatore è tenuto a pagare e l’importo delle rate. Il tutto prima che il contratto venga stipulato, così da fornire al consumatore tutte le informazioni necessarie per raffrontare le varie offerte, e prendere poi una decisione con cognizione di causa. I dati devono essere forniti mediante un modulo standard uguale per tutta l’UE.

Ma non è tutto: le informazioni devono comprendere anche le eventuali conseguenze in caso di mancati pagamenti, le garanzie richieste, il diritto di recesso - che può avvenire anche senza un giustificato motivo - e il diritto al rimborso anticipato. Quest’ultimo rappresenta uno dei punti più controversi della direttiva. In caso di rimborso anticipato, si attribuisce al creditore il diritto a un indennizzo che dovrà essere «equo e oggettivamente giustificato» per eventuali maggiori costi sostenuti. La cifra non potrà comunque superare l’1% dell’importo del credito rimborsato in anticipo.

Secondo Monique Goyens, dell’Ufficio europeo delle Unioni dei consumatori, «oggi in alcuni Stati c’è il rischio che al momento del rimborso anticipato l’organismo finanziario vi faccia pagare la totalità degli interessi. E questo è assolutamente inaccettabile. Nella versione attuale la proposta presentata al Parlamento europeo vuole armonizzare al massimo le legislazioni. Anche in negativo. Per esempio in Francia c’è il divieto di imporre una penale per il rimborso anticipato. Con la direttiva questo divieto verrebbe a cadere, sfavorendo i consumatori».

In generale comunque c’è soddisfazione per la novità che arriva da Strasburgo. Helen Kearns portavoce della commissaria europea alla protezione dei consumatori, afferma che «la nuova direttiva mette in piedi 5 o 6 elementi chiave che renderanno più facile per i cittadini europei comparare le offerte di credito, in maniera trasparente e competitiva. In particolare per quanto riguarda la pubblicità che dovrà riportare dati standard e confrontabili». Il relatore tedesco Kurt Lechner rassicura poi quelli che si sono mostrati preoccupati per le eventuali spinte consumistiche che potrebbero essere favorite dal provvedimento: «Non si può prevenire per legge che la gente si indebiti». Lechner si dichiara soddisfatto anche perché fino ad ora la mole di informazioni sull’argomento ha generato paradossalmente disinformazione fra i consumatori.

Soddisfazione anche dalle associazioni di tutela dei consumatori italiane: secondo l’Adiconsum, «i tempi sono maturi perché anche il nostro Parlamento approvi al più presto il disegno di legge sul credito al consumo. La sua approvazione è importante per portare più trasparenza e più concorrenza anche in questo settore del sistema bancario».



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