Vertice a Palazzo Chigi: prima il Dpef poi le pensioni e il dl su extragettito
Il premier Prodi ha incontrato il ministro dell’Economia e i leader dell’Unione
“Vi chiedo un gioco di squadra e di essere compatti contro una campagna di discredito”
Padoa Schioppa: “Le richieste sono 3/4 volte superiori. Coniugare risanamento con equità e sviluppo”
L’Ue e la Bce chiedono la riduzione della spesa e la destinazione del ‘tesoretto’ per risanare il debito
ROMA - Prima il Dpef, poi la riforma delle pensioni e il decreto sulla redistribuzione dell’extragettito. Questo l’orientamento espresso da molti capigruppo della maggioranza nel vertice svoltosi nel pomeriggio a Palazzo Chigi. Una nuova riunione è stata fissata per il 25 giugno.
I lavori per la stesura del Documento di programmazione economica e finanziaria si sono aperti in mattinata con la riunione a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. E proseguiranno domani con il confronto con le parti sociali.
Dalle riunioni di oggi non escono solo scadenze e intenzioni. Il ministro Padoa Schioppa è chiaro come forse non è mai stato prima. Prima di tutto sulle cifre e sull’entità del tesoretto: “Mettetevi nei miei panni, se venite al ministero vedete che le cifre non ci sono ancora”. Quste cifre comunque sembrano assai inferiori alle aspettative: “In questo momento stanno ballando in peggio, la stima delle risorse disponibili varia di giorno in giorno, anche perchè la spesa pubblica è di 750 miliardi e le cifre su cui ragioniamo sono increspature, politicamente importanti, su un mare profondo 5.000 metri”.
Poi sulla destinazione dell’extragettito: “Non sono d’accordo - aggiunge Padoa Schioppa - su chi vuole imporre a tutti i costi il risanamento e utilizzare a questo scopo tutte le entrate extragettito”. E’ chiaro quindi che parte di quelle risorse saranno destinate al “risarcimento sociale” che chiede e pretende la sinistra radicale. “E’ vero - spiega - devo stare attento e non sono disposto ad allargare il debito pubblico ma devo stare attento anche alla tenuta politica del governo e coniugare risanamento con equità e sviluppo. Se dovessi accontentare tutti mi servirebbero 16 miliardi di euro, 3/4 volte il disponibile. E’ inquietante”. Per Padoa Schioppa a questo punto “il risanamento non è più la priorità” hanno commentato soddisfatti i leader della sinistra radicale. Di cifre, nello specifico, si potrà parlare dopo il 21 giugno.
Il governo deve cercare un modo per far quadrare i conti pubblici, procedendo sulla strada del risanamento come ha chiesto ripetutamente l’Unione Europea e come ha ribadito oggi la Bce nel bollettino mensile, e non chiudersi rispetto alle richieste della sinistra radicale e dei sindacati che chiedono una redistribuzione delle risorse a favore delle fasce più deboli della società, a partire dai pensionati. Prodi, in apertura di riunione, fa un appello alla maggioranza: “Chiedo a tutti di fare un gioco di squadra e di essere compatti contro una campagna di discredito e impopolarità organizzata da precise lobby”.
L’utilizzo dell’extragettito fiscale e la riforma delle pensioni sono le questioni all’ordine del giorno. Prodi ha convocato le parti sociali (sindacati e imprenditori) proprio per venerdì pomeriggio e non è un segreto che Palazzo Chigi investa molto sulla ripresa della concertazione per sbloccare l’intera partita della politica economica.
I partiti dell’ala sinistra (Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica) fanno fronte comune e hanno riunito i capigruppo parlamentari. Nessun ultimatum a Prodi, assicurano, ma bisogna tornare al programma. Le priorità sono chiare: abbattimento dello scalone Maroni (innalzamento dell’età pensionabile da 57 a 60 anni); aumento delle pensione minime e dei salari bassi; lotta alla precarietà; un piano casa senza veti su un’ipotesi di abbassamento dell’Ici.
Tutta l’ala radicale chiede a Prodi di fare muro contro l’invadenza di Bruxelles. “Le pressioni di Almunia (commissario agli Affari economici e monetari, ndr) sono inaccettabili, vanno rispediti al mittente” ha detto ieri il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. Che oggi ha ribadito che “se c’è la disponibilità ad aumentare la cifra da destinare alle emergenze sociali si potrà discutere su quale sia il punto di equilibrio tra le varie voci di spesa. Ma certo non può prevalere la logica che tutto debba finire al risanamento e che solo le briciole siano riservate alle persone”. Ferrero ha anche fatto notare che due miliardi e mezzo non sono sufficienti neanche per il welfare ed è “impensabile” che parte di essi venga dirottato sulle infrastrutture.
L’Ulivo mira a un Dpef di chiaro segno riformista (che non perda di vista il risanamento e che punti anche sullo sviluppo oltre che sull’equità sociale). Ds e Margherita sono favorevoli a un innalzamento delle pensioni minime, ma nello stesso tempo sono contrari all’abbattimento dello scalone. La Quercia preferisce parlare di addolcimento e di scalini graduali, in vista di un innalzamento dell’età pensionabile.
Al presidente del Consiglio Prodi il compito di trovare la sintesi. In più occasioni Prodi ha ribadito che, nonostante le pressioni europee, non intende destinare l’intero extragettito fiscale al risanamento dei conti, e che due terzi devono andare a misure di equità sociale.
Padoa Schioppa, comunque, ha precisato che l’entità dell’extragettito da spendere in misure di “risarcimento sociale” sarà decisa dal governo dopo che saranno noti i dati dell’autotassazione, e cioè il 21 giugno.
(fonte: la Repubblica.it Economia e Finanza )




