Tfr, lavoratori ancora indecisi. Sui fondi pesa irreversibilità
Il ministro del Lavoro Damiano punta su un’adesione del 40%
Un obiettivo che sembra a portata di mano solo nelle grandi imprese
I giovani sono infatti spaventati all’idea di non potersi più tirare indietro una volta iscritti
Il consulente del ministero Pollastrini: “Ci aspettavamo di più, ma determinante sarà il mese di giugno”
ROMA - A pochi giorni dalla scadenza fissata dalla legge di riforma del Tfr, sono ancora tanti i lavoratori che non si sono pronunciati. Dai sondaggi e rilevazioni promosse nelle ultime settimane da istituti privati e associazioni di settore, sembra emergere un unico dato, non troppo confortante: la riforma del Tfr non convince i lavoratori, che sono ancora per due terzi indecisi sulla destinazione del trattamento di fine rapporto. Nel caso in cui abbiano già deciso, optano in maggioranza per il mantenimento della situazione attuale, piuttosto che per i fondi pensione.
“Ci aspettavamo di più - ammette il consulente del ministero del Lavoro sul Tfr Giovanni Pollastrini - ma comunque sono stati doppiati i risultati dell’anno scorso nei primi cinque mesi di quest’anno. Se l’aumento è intorno al 15 per cento è poco ma questo mese è fondamentale. Le adesioni non crescono come preventivato ma determinante sarà il mese di giugno”.
Sette milioni e mezzo di indecisi. Da una delle indagini più recenti in materia, quella della società d’affari ABCapital, emerge che “più di sette milioni e mezzo di lavoratori, su un totale di 11 milioni, ancora non ha deciso cosa fare della propria liquidazione”. Un vero esercito, commenta il presidente di ABCapital Rosario Cerra, “frutto di uno squilibrio tra domanda e offerta indotto da un sistema che promuove automatismi non sempre virtuosi”.
L’ostacolo della irreversibilità dei fondi. A cominciare dalla irreversibilità dell’adesione ai fondi pensione (mentre di contro la scelta di mantenere in azienda il Tfr è reversibile in ogni momento), elemento indicato da più parti come un pesante ostacolo alla scelta degli stessi. “La gente ha paura di non poter tornare indietro - conferma il segretario confederale della Uil Domenico Proietti - a livello di immagine l’irreversibilità spaventa. Se ne è reso conto anche il ministro dell’Interno Amato, che ha proposto di modificare in questo senso la normativa”. “La questione della irreversibilità sta creando delle difficoltà - ribadisce Enrico Amadei, responsabile sindacale della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) - perché fa sì che rispondano solo gli anziani. L’irreversibilità dell’adesione ai fondi pensione vista a 20, 25 anni è un freno”.
Il ministro Damiano fiducioso. In effetti i giovani sono quelli che più nicchiano di fronte all’alternativa Tfr in azienda o fondi pensione, atteggiamento che recentemente il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha liquidato come tutto sommato coerente con lo ’stile’ italiano: “In Italia siamo abituati a fare tutto all’ultimo minuto - ha detto - Paghiamo le tasse all’ultimo minuto, iscriviamo i bambini al nido il giorno prima della scadenza. E’ per questo che molto probabilmente nel mese di giugno assisteremo a una valanga di scelte per quanto riguarda il TFR”.
Non ci sono dati ufficiali. Ma la valanga, ancora, è lontana. Lo stesso ministero non ha ancora diffuso alcun dato, e la maggiore organizzazione imprenditoriale, Confindustria, aspetta per farlo che sia almeno passato il 30 giugno, termine a partire dal quale il Tfr dei lavoratori assunti entro il 31 dicembre 2006 che non avranno effettuato alcuna scelta andrà comunque nel fondo di pensione di categoria o, in mancanza di questi, al fondo appositamente costituito presso l’Inps (da non confondersi con il fondo di deposito del Tfr dei lavoratori delle aziende con almeno 50 dipendenti che hanno invece optato per il mantenimento del trattamento di fine rapporto in azienda, secondo le norme precedenti alla riforma, ndr).
Adesioni in crescita per la Confcommercio. Altre associazioni imprenditoriali sono invece maggiormente disponibili a diffondere i primi dati parziali sulle adesioni, anche se con molte cautele: “Le adesioni al nostro fondo di categoria, che si chiama Fonte (fondo dei dipendenti del commercio, turismo e servizi) stanno crescendo in modo esponenziale - dice Alessandro Vecchietti, responsabile welfare della Confcommercio - tanto che nei primi cinque mesi del 2007 abbiamo rilevato rispetto allo stesso periodo del 2006 un aumento del 257 per cento, e si tratta solo di dati parziali che è difficile monitorare al momento, visto che ogni giorno ci sono almeno 500 nuove iscrizioni”. E tuttavia i numeri al momento non sono troppo incoraggianti per la previdenza complementare, perché al 31 maggio Fonte contava su circa 31.500 iscritti, su una utenza potenziale di un milione e mezzo di lavoratori dipendenti.
Prevale la scelta dell’azienda. Attualmente gli iscritti alla previdenza complementare sono il 13 per cento dei lavoratori. L’obiettivo del governo, più volte dichiarato dal ministro Damiano, è quello del 40 per cento entro il 31 dicembre 2007. Un obiettivo che al momento appare lontano dai risultati di sondaggi e rilevazioni: da un sondaggio della Cgia (associazione artigiani) di Mestre risulta che solo il 15,9 per cento dei lavoratori intende destinare il proprio Tfr ai fondi entro giugno, poi c’è un 6,3 per cento che intende farlo più avanti, e un 60 per cento deciso a lasciarlo in azienda (gli altri sono indecisi).
Percentuali “a spannometro”. “Io credo che tutte le percentuali che girano in questi giorni siano a spannometro - scherza Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl - e che invece per avere dati precisi sia fondamentale aspettare la fine di giugno. Però certo un fondo di verità c’è, nel senso che il grosso dei lavoratori, i giovani, sono molto indecisi, intanto perché un giovane considera la pensione come qualcosa di molto lontano, e poi perché il Tfr in una situazione diffusa di precarietà diventa una sorta di ammortizzatore sociale”.
Le resistenze delle piccole imprese. Ma le adesioni sono ancora poche, spiega Amadei della Cna, soprattutto nelle piccole aziende, dove le informazioni circolano più lentamente: “Nelle piccole imprese le informazioni sulla riforma del Tfr circolano anche con più difficoltà, non è come nelle grandi, nelle quali si tengono le assemblee. Le dichiarazioni nelle nostre aziende, che hanno in media quattro dipendenti, stanno arrivando proprio in questi giorni”.
“Sbagliato rinviare l’adesione”. Ma il grosso delle adesioni sta arrivando adesso anche da parte delle grandi aziende: “Proprio in questi giorni ci stanno arrivando finalmente valanghe di domande. - dice Flavio Casetti, direttore di Cooperlavoro, il fondo pensione promosso dalle tre centrali cooperative, Confcooperative, Lega delle Cooperative, Agci - C’è stato un ritardo nella consegna dei moduli da parte dei lavoratori, ma anche un’informazione scorretta da parte dei mezzi di comunicazione. Dire che la scelta del mantenimento dei Tfr in azienda è reversibile e l’adesione al fondo non lo è, è sbagliato. Chi rimanda l’iscrizione al fondo pensione per ogni anno di ritardo perde circa un 3 per cento di rendimento. Non è che la previdenza complementare si fa con l’ultimo versamento. E neanche è corretto dire che l’adesione al fondo è irreversibile: se si perdono i requisiti, per diversi tipi di fondo, compreso il nostro, è previsto il riscatto delle somme versate”.
La Coop già al 40% sui fondi. Alle difficoltà delle piccole imprese, dove per tante ragioni dunque sembra prevalere al momento la scelta del mantenimento del Tfr in azienda, si contrappone una maggiore apertura alla riforma all’interno delle grandi aziende, dove le adesioni in molti casi sembrano superare l’obiettivo del 40 per cento dichiarato dal ministro Damiano. “Al nostro fondo di categoria Previcooper - spiegano alla Coop, che conta oltre 48.000 dipendenti - siamo già adesso molto vicini alla percentuale del 40 per cento delle adesioni. Presumibilmente a fine giugno andremo oltre”. Il grosso dei dipendenti Coop ha un’età compresa tra i 26 e i 45 anni.
Alla Fiat adesioni al 43%. Oltre il 40 per cento anche l’adesione ai fondi dei dipendenti del Gruppo Fiat. Su 74.000 dipendenti, al 30 aprile 2007 avevano già manifestato la loro scelta in 23.000. Tra questi, il 57 per cento (13.000 dipendenti) ha deciso rilasciare in azienda il Tfr, mentre il 43 per cento (10.000) lo ha destinato ai fondi. Di questi 10.000, 6.000 erano già iscritti ai fondi, ma 4.000 sono nuove adesioni.
(fonte: la Repubblica.it Economia & Finanza)




