Pensioni, Prodi: Eliminata ingiustizia ma impossibile accontentare tutti
Ma per la sinistra radicale l’accordo è restrittivo e va cambiato
Rizzo: “E’ un vero e proprio tradimento delle ragioni dei lavoratori”
Marini: “Dopo molta attesa raggiunto un punto di approdo positivo”
Bonaiuti accusa il premier: “Non dice la verità sui costi e sulla copertura”
ROMA - Il premier Romano Prodi non si mostra preoccupato per le critiche che continuano ad arrivare sulla riforma delle pensioni varata dal governo: “E’ evidente, mi meraviglierei del contrario”. “Credo che sia emerso da tutti i commenti che sulle pensioni è stata fatta una cosa seria, di giustizia, e che allo stesso tempo è stato aiutato un equilibrio di medio e lungo periodo delle finanze pubbliche italiane. Era quello che noi volevamo fare: rimediare a un’ingiustizia e tenere i conti a posto”.
Un apprezzamento sui contenuti dell’intesa tra governo e sindacati giunge stamane anche dal presidente del Senato Franco Marini: “C’era molta attesa - ricorda Marini - è stata una trattativa difficile, e mi pare che, conclusivamente, dopo molta fatica si sia raggiunto un punto di approdo positivo”.
“Mi pare - aggiune Marini, a margine di una cerimonia in onore di Siro Riccioni, comandante degli alpini che, nel 1943, a Creta salvò 272 persone da morte certa per mano dei tedeschi. riferendosi alla riforma - che così sia largamente capito dalla nostra opinione pubblica”.
Ma le posizioni della sinistra radicale non si sono ammorbidite: “L’accordo è un vero e proprio tradimento delle ragioni dei lavoratori, per certi versi è peggio della controriforma Maroni”, denuncia Marco Rizzo, capo delegazione del Pdci all’europarlamento.
“Il progetto è restrittivo - sostiene ancora Rizzo - Il sistema delle quote che avrebbe dovuto garantire più elasticità di scelta ed evitare altri scalini successivi al primo, in realtà non è molto vincolante. Lo scalone viene diluito in 3 scalini e poi si va anche oltre, riducendo fortemente i margini di scelta dei lavoratori. Insomma, pagano i soliti noti. Serve la mobilitazione generale e l’impegno totale di tutti quelli che si dichiarano ancora di sinistra”.
Di battaglia parlamentare parla anche il segretario del Partito dei comunisti italiani Oliviero Diliberto: “Non nascondo di essere molto irritato”, ribadisce oggi a Pordenone. “La delusione è grande - aggiunge - perchè da un governo di centrosinistra ci saremmo aspettati politiche a favore dei lavoratori non contro i lavoratori. Qui si aumenta l’età pensionabile e la si aumenta fino a 62 anni. Non mi sembra un gran risultato. Siccome questo è un accordo sindacale, ma va tradotto in una legge la battaglia proseguirà in Parlamento”.
E mentre la rabbia della base arriva attraverso le lettere pubblicate oggi da Liberazione, con le quali i lettori chiedono che “Prodi torni a casa”, il segretario di Rifondazione Comunista Franco Giordano attenua la durezza del giudizio espresso a caldo sulla riforma approvata dal governo: “Abbiamo espresso - dichiara Giordano - un giudizio politico molto critico sullo scalone, un giudizio che però raccoglie anche elementi positivi, come l’innalzamento del rendimento delle pensioni dei giovani. Ci impegniamo naturalmente nel dibattito parlamentare e nelle attività sociali, a modificare l’impianto dello scalone che ora lenisce le sofferenze ma non modifica l’impianto di fondo”. “Nell’accordo ci sono lati positivi, come l’aumento del coefficiente di calcolo della pensione dei giovani, o la quantità di lavori riconosciuti come usuranti. Ma ci sono anche le ombre, come gli scalini”, conferma il presidente della Commissione cultura della camera, Pietro Folena (Prc).
Nessun ammorbidimento invece da parte dell’opposizione: “Anche stavolta Prodi non dice la
verità - afferma il portavoce di Silvio Berlusconi Paolo Bonaiuti - Come può sostenere che il suo governo ha tenuto i conti in ordine quando nessuno sa quale sarà il costo esatto di questa controriforma delle pensioni, nè come verrà coperto? Come risponderà alle domande dell’Unione europea, della Banca Centrale, del Fondo Monetario Internazionale e delle grandi agenzie internazionali di rating?”.
“Solo chi non ama l’Italia e non rispetta gli italiani, ed è interessato unicamente al mantenimento del suo potere - ha scritto in una nota il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi - può parlare dell’accordo sulle pensioni, peraltro un accordo non concluso e messo in discussione da varie componenti della maggioranza di governo, come di una scelta riformista, con il coro greco dei grandi quotidiani”.
E anche l’ex ministro del Welfare Roberto Maroni, in un’intervista al quotidiano Il Messaggero, definisce l’accordo sulle pensioni “un vero disastro, un pasticcio assoluto che non accontenta il palato raffinato della Ue, nè quello più rustico della sinistra radicale”.
(fonte: la Repubblica.it | Economia&Finanza)




