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Pensioni, la sinistra radicale alza il tiro.

Riunita al direzione del Pdci. Diliberto incontrerà la stampa alle 14
Nuove tensioni sull’accordo sulla previdenza. Dini: emendamenti?
Potrei presentarne anche io. Bini Smaghi: conti pubblici a rischio

ROMA - Accordo fatto sulle pensioni? Non si direbbe, viste le tensioni che ancora accompagnano il dibattito sul nuovo assetto della previdenza deciso nell’incontro governo-sindacati di giovedì scorso. Dopo la riunione della direzione del Partito dei comunisti italiani il segretario Oliviero Diliberto è uscito allo scoperto: «Un governo di centrosinistra - ha detto - avrebbe dovuto avanzare una proposta diversa. Le quote? Sono una finzione». Insomma, c’è un innalzamento mascherato dell’età di pensionamento a 62 anni. «Credo – avverte Diliberto - che la battaglia inizi ora. Già ad agosto». E preannuncia che quando ci sarà il referendum indetto dai sindacati sull’accordo «ai lavoratori diremo di votare no». Ma il Pdci vuole migliorare l’intesa anche in Parlamento: «Presenteremo degli emendamenti per migliorare la “controriforma”». Mentre lunedì a Palazzo Chigi torneranno le parti sociali per completare l’intesa sulle pensioni, con i ministri, i sindacati e Confindustria intorno al tavolo a discutere del nuovo Welfare. Sul tavolo tutele sociali, ammortizzatori e politiche familiari.

RIZZO - Non solo Diliberto, comunque. «Questo governo non ha soddisfatto coloro che ci hanno votato. Ci si aspettava una svolta rispetto a Berlusconi che però non c’è stata», ha dichiarato Marco Rizzo, europarlamentare dei Comunisti italiani

FIDUCIA - La sinistra radicale rappresentata in Parlamento contesta così l’accordo siglato tra sindacati ed esecutivo. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, in una intervista al Corriere della Sera di domenica, aveva difeso le «posizioni responsabili» con le quali il sindacato aveva cercato l’accordo. Per Bonanni, inoltre, Prodi avrebbe messo per iscritto «che non avrebbe modificato alcunchè di quanto pattuito». E che in Parlamento avrebbe posto la fiducia sul provvedimento.

DINI - Reazioni alle polemiche arrivano anche da Lamberto Dini, esponente dell’area centrista e riformista della maggioranza: «L’accordo? È stato trovato un compromesso al minimo comune denominatore. Evidentemente le condizioni sono tali che meglio non si poteva fare», ha detto l’ex presidente del Consiglio. «Se da parte della sinistra antagonista e comunista - ha aggiunto - si volessero introdurre emendamenti per indebolire questo minimo comune denominatore, io introdurrei altri emendamenti per migliorare e rafforzare il provvedimento». Confermando la tesi che parte della maggioranza considera il provvedimento concluso. E non emendabile, come spera di fare la sinistra radicale.

NON SI CAMBIA UNA VIRGOLA – Anche l’Italia dei Valori punta sul mantenimento della lettera dell’accordo della scorsa settimana: «Spiace - ha detto Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera - che la sinistra non si renda conto dell’importanza del risultato raggiunto. Noi ribadiamo che in Parlamento il testo non dovrà essere cambiato di una sola virgola ».

BONINO: NON SI TOCCHI LA BIAGI - Sul tema sono intervenuti anche i radicali. Per Emma Bonino, ministro degli Affari comunitari, «oggi si apre un’altra fase e arriva in dirittura finale il tavolo sul mercato del lavoro e il welfare. È evidente che stiamo affrontando l’ultimo tassello, ammortizzatori sociali e legge Biagi. Guardo con attenzione alla proposta che sarà portata. La discussione sugli ammortizzatori sociali è un altro tassello fondamentale, e non vorrei che invece proprio oggi avvenisse un ribaltamento. Molti pensano - sento dire - che il governo o alcuni del governo siano disposti a pagare un prezzo alla sinistra comunista. Io mi auguro che non sia così, perchè la Biagi e gli ammortizzatori sociali sono un passaggio fondamentale per il futuro del governo».

BINI SMAGHI: SCALINI RISCHIOSI - Sull’accordo è intervenuto anche Lorenzo Bini Smaghi, membro del Board della Banca centrale europea: «L’introduzione degli scalini per aumentare gradualmente l’età della pensione aumenterà i costi a carico della previdenza italiana e non è chiaro come questi saranno finanziati», ha detto Bini Smaghi (che alla Bce ha preso il posto di Tommaso Padoa-Schioppa, attuale ministro dell’Economia. «Rispetto alla precedente riforma che prevedeva lo scalone, ora l’introduzione degli scalini per l’innalzamento dell’età ha un costo maggiore per la previdenza italiana. Non è chiaro fino in fondo come verrà finanziato - ha spiegato Bini Smaghi - molto dovrebbe avvenire attraverso l’aumento dei contributi» ma questo «è considerato un rischio dagli analisti». Per il membro italiano del board della Bce inoltre è «paradossale» che in Italia si discuta di abbassamento dell’età della pensione mentre negli altri paesi si pensa ad aumentarla.

(Fonte: Corriere della Sera | Politica)



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