Pensioni: la partita del 9 maggio
A partire dal 9 maggio il governo e le parti sociali avvieranno una fitta discussione sulle pensioni. Tra le proposte che potrebbero essere presentate forse sembra prendere quota anche quella di una revisione dei coefficienti di calcolo del montante contributivo che tenga in considerazione le fasce di reddito.
Tradotto: potrebbero essere esclusi da una revisione al ribasso dei coefficienti (il 6-8% secondo i calcoli del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale fortemente avversati dai sindacati) tra coloro che andranno in pensione con il regime contributivo o misto le fasce retributive più basse.
A margine ci sono parecchie questioni. Ad esempio si tornerà a ventilare l’ipotesi dell’ente unico della previdenza e degli infortuni, dando vita così a una SuperInps, che potrebbe non farsi a favore di una fusione tra Inps e Inpdap in un grande ente previdenziale accanto all’Inail che manterrebbe le sue funzioni per quanto riguarda infortuni e malattie professionali.
Ma non c’è solo questo sul tavolo. Ad esempio la partita del cosiddetto scalone. Con la riforma del governo Berlusconi nel 2008 si porrebbe una questione non da ridere, perché nel giro di una notte si passerebbe da una pensione che passerebbe da 57 a 60 anni, a fronte sempre di 35 anni di contributi.
Tre anni di lavoro in più in una notte sono un po’ troppi per cui si sta pensando una scappatoia: per l’accesso alla pensione di anzianità nel 2008 il requisito anagrafico potrebbe ridursi a 58 anni e non ai 60 previsti dalla riforma. Ma per poi crescere gradualmente fino a raggiungere i 62 anni nel 2014.
La questione è tutta qui: discutere in qualche modo l’aumento dell’età di pensione di anzianità, cioè quella legata a chi ha fatto il numero totale di anni di lavoro richiesti. La strada possibile è quella dell’aumento di un anno ogni 18 mesi a partire dai 58 anni nel 2008.
Si andrebbe quindi a 59 il primo luglio del 2009, a 60 il primo gennaio 2011, a 61 il primo luglio del 2012 e a 62 il primo gennaio del 2014.
E attenzione. Alla fine non è escluso, anche se per ora dal ministero del Lavoro si nega, che tra gli argomenti che si tratteranno ci sia anche quello dell’aumento dell’età di pensionamento di vecchiaia delle donne anche a fronte di una indicazione europea in questa direzione visto che il divario tra i sessi in Italia (60 anni le donne contro i 65 degli uomini) è il più alto nell’Unione.




