Pensioni, la notte della trattativa. Quota 95 dal luglio del 2009
A Palazzo Chigi lungo faccia a faccia tra il governo e i sindacati. Confermato lo scalino a 58 anni, “finestre” per le donne sopra i 60 anni
Il pacchetto preparato da Prodi costerebbe 8 miliardi in dieci anni. Alla Camera votata la fiducia sul decreto legge sull’impiego del “Tesoretto”
ROMA - Per le pensioni è la notte decisiva. Dopo una giornata di voci e smentite il presidente del Consiglio Romano Prodi ha convocato i sindacati a Palazzo Chigi, mentre la Camera ha approvato - non senza tensioni - la fiducia al decreto legge sul ‘tesoretto’ con 309 sì e 182 no.
In una pausa della riunione notturna fonti vicine alla trattativa hanno fatto trapelare alcuni dei contenuti della proposta del governo. Sulle quali però non è ancora arrivato il via libera delle organizzazioni sindacali.
La quota 95 (somma di età anagrafica e anni di contributi) potrebbe scattare non dal 2010 ma dal luglio 2009, e questa sarebbe la mediazione tra la richiesta dell’esecutivo (far scattare quota 96 nel 2010) e quella dei sindacati (partire nel 2010 con quota 95). Resterebbe invece confermato lo scalino a 58 anni (sempre con 35 anni di contributi) nel 2008.
Il governo avrebbe anche chiesto ai sindacati di aumentare la quota ogni 18 mesi, quindi dopo quota 95 a luglio 2009 arrivare a quota 96 a gennaio 2011 e a quota 97 a luglio 2012.
Prodi ha proposto infine di utilizzare le “finestre” per l’uscita dal lavoro anche per la pensione di vecchiaia delle donne: quelle che hanno compiuto 60 anni non potranno andare in pensione subito ma dovranno aspettare la finestra e aver raggiunto il requisito almeno sei mesi prima della finestra stessa. Al momento le finestre sono un meccanismo di uscita valido solo per la pensione di anzianità.
Nel piano complessivo sarebbe prevista una platea di lavoratori impegnati in attività usuranti di circa 1,4 milioni di unità, pari a circa 5.000 uscite all’anno. Questi lavoratori saranno esclusi dall’inasprimento dei criteri per la pensione di anzianità. Potranno uscire dal lavoro a 57 anni di età e 35 di contributi anche dal 2008 i lavoratori impegnati in tre turni, quelli con lavori “vincolati” (come la catena di montaggio) e quelli impegnati nelle attività particolarmente usuranti definite nelle norme del 1999. Bisognerà avere lavorato in queste attività almeno negli ultimi otto anni prima della pensione.
La proposta complessiva costerebbe otto miliardi in dieci anni.
La giornata. A metà pomeriggio il segretario dei Ds Piero Fassino aveva parlato di “accordo pronto”. Poco prima il ministro del Lavoro Cesare Damiano aveva invece dato una risposta piuttosto vaga ai giornalisti che gli chiedevano della convocazione dei sindacati, ai quali il governo dovrebbe presentare il testo sulle pensioni: “Si lavora, si lavora. Non spetta a me convocare”. Ma nell’imminenza della convocazione dei sindacati il capogruppo del Prc Gennaro Migliore aveva annunciato: “Per noi l’accordo non c’e. Non conosciamo ancora la proposta che il governo si accinge a presentare alle parti sociali”.
Molto scettico sulle possibilità di successo del governo il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi: “Stanno implodendo su tematiche simili a quelle che portarono alla crisi nel ‘98. Noi tifiamo perché cadano subito”. Altrettanto duro il presidente di An Gianfranco Fini: “Sulle pensioni la notizia è che non solo non è stato fatto quello che Prodi aveva detto, ma al momento non risulta presentata alcuna proposta il che vuol dire che nella maggioranza non c’è accordo”.
(fonte: la Repubblica.it | Economina&Finanza)




