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Nella Ue sono più i nuovi pensionati che i nuovi lavoratori

In Europa il numero di persone che nel 2010 andranno in pensione supererà quello dei giovani che si affacceranno sul mercato del lavoro di circa 220mila unità. Lo ha calcolato l’ufficio studi del gruppo Allianz, basandosi su dati Eurostat. Questo gap, scrive la compagnia assicurativa in uno studio pubblicato nei giorni scorsi, è destinato ad aumentare costantemente nel corso degli anni, man mano che la generazione del baby boomer andrà in pensione. Nel 2030 i nuovi pensionati saranno 8 milioni e 300mila in più dei nuovi lavoratori.

Il problema - che Allianz definisce un punto di svolta per il mercato del lavoro dell’Unione europea - mette sotto pressione anche il Giappone alle prese con un processo di invecchiamento della popolazione molto più netto. Attualmente nel paese asiatico ci sono 6 milioni di giovani tra i 15 e 19 anni (quindi prossimi all’ingresso nel mercato del lavoro) che dovranno rimpiazzare i 10 milioni di pensionati. Questo processo è destinato a verificarsi anche in Russia, Corea del Sud, Canada e persino in Cina. Al contrario negli Usa la popolazione in età da lavoro è in costante crescita. Questo sia perché gli Stati Uniti sono una delle mete più ambite dagli immigrati di tutto il mondo, sia perché dal 1980 ad oggi è aumentato il tasso di natalità. A questi livelli - calcola Allianz - nel 2030 la popolazione in età da lavoro crescerà fino a quota 18 milioni a fronte di un calo di 13 milioni nell’Unione europea.

Secondo l’autrice dello studio, Michaela Grimm del Group economic resarch & corporate development di Allianz, la soluzione al problema dell’invecchiamento della popolazione non può essere solo l’immigrazione: il numero di giovani stranieri necessario per riequilibrare i conti demografici sarebbe talmente alto che molti stati non riuscirebbero a gestire i problemi di integrazione che ne deriverebbero. Dunque l’Europa come può sottrarsi alla prospettiva di essere marginalizzata nel mondo globale dominato da “Chinamerica”? «La via per risolvere il problema - suggerisce l’economista - è quella di adeguare i termini e le condizioni del mercato del lavoro alle esigenze di una popolazione anziana». L’obiettivo? Alzare la percentuale di persone tra i 60 e i 64 anni ancora in attività e che rinviano il momento della pensione, puntando al 63% della Svezia. Si parte però dal 13,3% dell’Ungheria e dal 17% della Francia. Risalendo nella classifica ci sono la Polonia (circa il 20%) e l’Italia al 21%. «Questa è la sfida dei prossimi anni nelle politiche del mercato del lavoro» afferma la Grimm. Alcuni passi sono stati compiuti negli anni scorsi riducendo gli incentivi ai prepensionamenti. «Ora l’obiettivo è creare il giusto clima nel mercato del lavoro e l’Unione europea potrebbe giocare un ruolo da apripista ed essere un modello» anche per gli altri, riuscendo contemporaneamente ad eliminare qualche distorsione dei propri sistemi previdenziali.

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