Credito al consumo a passo di carica
Il Credito al Consumo fa registrare ogni anno tassi di crescita a due cifre.
Da un lato un mercato, quello del credito, sempre più interessato a frange di popolazione un tempo lontane dai prestiti: lavoratori precari, stranieri, pensionati. Dall’altro una serie di interventi legislativi che negli ultimi anni assecondano questa tendenza. In mezzo, un Paese, l’Italia, votato per tradizione al risparmio ma oggi di fronte a un’epocale inversione di tendenza: con tasso di indebitamento salito in fretta al 48% (era al 25% soltanto nel 1996) e il credito al consumo che fa registrare ogni anno tassi di crescita a due cifre.
Un esempio di questo “allargamento” del debito a nuove categorie, per volontà sia del mercato sia del legislatore, è il cambiamento che negli ultimi anni ha toccato la «cessione del quinto dello stipendio». Introdotta nel 1950 per i soli lavoratori della Pubblica amministrazione, la forma di prestito ottenuto ipotecando la quinta parte della propria retribuzione mensile ha di recente subìto un’estensione. Prima la Finanziaria 2005 (legge 311/04), poi il decreto legge 35/05 l’hanno infatti permessa anche ai dipendenti delle aziende private, agli assunti a tempo determinato e agli autonomi. Non solo. Persino i pensionati, con il varo del regolamento di attuazione lo scorso dicembre, ne possono beneficiare.
Non stupisce, quindi, se nella classifica delle varie forme di credito al consumo la «cessione del quinto» sia ora in testa, avendo fatto registrare nel primo semestre 2007 un +17,8% rispetto all’anno precedente.
Proprio i pensionati (circa 16,5 milioni di persone) sembrano una delle categorie cui il mercato è più interessato. Sostenuto, anche in questo, da nuove leggi: quelle che ad esempio hanno importato il prestito vitalizio ipotecario, versione italiana del reverse mortgage anglosassone. Destinato agli over 65, il «finanziamento a medio lungo termine, con capitalizzazione annuale di interessi e spese e rimborso integrale in unica soluzione alla scadenza» è stato introdotto in Italia dal decreto legge 203/05. Consente agli anziani proprietari di un’abitazione di ottenere liquidità (dal 20 al 50% del valore dell’immobile) senza dover sopperire nell’immediato al pagamento di rate mensili. Il credito verrà recuperato in una sola battuta, alla morte del proprietario, e spetterà agli eredi scegliere se accollarsi il debito oppure mettere in vendita l’immobile (su cui pende un’ipoteca di primo grado). Per il momento la formula non sembra aver fatto molta breccia (spaventa gli istituti di credito il possibile contenzioso con gli eredi) e il meccanismo dell’irrevocabile mandato a vendere post mortem lascia perplessi i giuristi. Ma il legislatore vuole insistere: un articolo del disegno di legge Bersani-ter, infatti, prevede di estendere le finalità del prestito vitalizio ipotecario (che gode di agevolazioni fiscali) anche al sostegno di parenti «fino al secondo grado incluso» nell’acquisto della prima casa. In sostanza, il papà over 65 ipoteca la propria casa per consentire al figlio (o al nipote) di acquistarne una propria. Con ulteriori perplessità da parte dei giuristi.
Proprio i giovani (specie se lavoratori precari) sembrano un’altra categoria diventata target di banche e intermediari finanziari. Con mutui dedicati agli atipici, da pochi anni, il contratto a tempo indeterminato non è più un requisito imprescindibile per ottenere un muto. Certo, restano le forme di tutela: dalla richiesta di un cointestatario propretario di un immobile da ipotecare alla condizione di aver lavorato nei precedenti 24 mesi. Di recente, comunque, come forma di incentivo alla concessione di prestiti ai giovani è arrivato anche l’intervento del Governo. Nel Dl 81 sull’extragettito, convertito in legge dal Parlamento la settimana scorsa, è prevista la creazione di fondi di rotazione per l’accesso al credito. I parasubordinati potranno accedere a un credito pari alla metà del reddito da collaborazione maturato nell’anno precedente, con un massimo di 600 euro mensili e restituibile in 12-24 mesi.
Infine, i mutui per stranieri. Ultima categoria di un Paese che risparmia sempre meno, avvicinandosi a comportamenti già noti all’estero. Ma proprio dall’estero arriva più di un avvertimento: la Gran Bretagna sta attivando corsi di “benessere economico e cultura finanziaria” per insegnare ai giovani i rischi dell’indebitamento; la Spagna dal 2004 protegge con la Ley concursal le famiglie dal pericolo dell’indebitamento, salito in pochi anni al 120% del reddito mensile.
(fonte: ilSole24Ore.com)




