Senato/ Addio baby-pensioni-premi,il piano per risparmiare 4 mln
Intesa con dipendenti: a riposo a 60 anni, scompaiono incentivi
Roma, 31 lug. (Apcom) - Quattro milioni di euro di risparmio all’anno, modifica del sistema previdenziale, aumento dei contributi e revisione delle dinamiche di crescita salariale. Sono le principali voci dell’accordo sindacale sottoscritto tra l’amministrazione e i dipendenti di Palazzo Madama. Un’intesa, firmata da tutte le sigle sindacali anche grazie alla capacità negoziale della vice presidente leghista Rosi Mauro (ex sindacalista) che verrà ratificata domani dal consiglio di presidenza ma che è stata anticipata dal presidente del Senato, Renato Schifani, nel corso della cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare.
Tra i capitoli più ‘caldi’, non a caso citato dal primo inquilino di Palazzo Madama, l’innalzamento dell’età pensionabile per i dipendenti, che passerà da 53 a 60 anni. Sarà così, a quanto si apprende, per tutti gli assunti dopo il 1997, mentre i lavoratori più ‘anziani’ potranno scegliere di mettersi al riposo dal giorno del loro 57esimo compleanno, mettendo però in conto una penalizzazione sullo stipendio. Sempre in tema previdenziale, da segnalare il passaggio al sistema pensionistico contributivo (il Senato si allinea così alla Camera) e l’aumento della quota di contributi che ogni dipendente dovrà versare: in due anni, si passerà dall’attuale 8,20 al 9,70%. Non solo, nel biennio 2009-2010, in via transitoria, i dipendenti saranno chiamati a versare il 10,7%.
L’accordo interviene anche sullo stipendio. Abrogato il famoso (e assai criticato) ‘premio di produttività’ dello 0,75%: la voce resterà in busta paga per quest’anno ma, grazie alla chiusura del contenzioso in atto, scomparirà dal prossimo. Drastica riduzione anche per gli incentivi economici, che oggi vengono praticamente assegnati in modo indiscriminato: ne avrà diritto solo chi dimostrerà di aver lavorato almeno 250 ore in più in un anno (ma le ore necessarie diventeranno 350 dal 2009). Un bel risparmio se si pensa che l’incentivo ammonta a circa l’1% dello stipendio e, di fatto, fa aumentare progressivamente la retribuzione di anno in anno. Non solo, i dipendenti del Senato lavorano già adesso 42,5 ore settimanali: diventa dunque difficile raggiungere la soglia per accedere all’incentivo. Altri incrementi salariali, come gli scatti di anzianità, non subiranno invece modifiche. Ma, in generale, saranno adeguati all’aumento dell’inflazione.
Soddisfatto dell’accordo, che porterà nelle casse di Palazzo Madama circa 12 milioni di euro di risparmio nel prossimo triennio, Renato Schifani: “Abbiamo fatto il nostro dovere, ci poniamo in sintonia con il Paese e diamo il messaggio di un Parlamento che svolge il ruolo importante che gli è affidato ma lo fa in modo sobrio”. Non nasconde la soddisfazione la vice presidente Rosi Mauro, tra i protagonisti della trattativa, che commenta: “Abbiamo fatto solo il nostro dovere, ha ragione Schifani, è giusto tener conto di quello che succede all’esterno. Ma non dimentichiamoci - precisa - che tra i dipendenti c’è una grandissima professionalità e che con questo accordo hanno dimostrato grande senso di responsabilità perchè hanno rinunciato a tanto”.Senato/ Addio baby-pensioni-premi,il piano per risparmiare 4 mln
Intesa con dipendenti: a riposo a 60 anni, scompaiono incentivi
Roma, 31 lug. (Apcom) - Quattro milioni di euro di risparmio all’anno, modifica del sistema previdenziale, aumento dei contributi e revisione delle dinamiche di crescita salariale. Sono le principali voci dell’accordo sindacale sottoscritto tra l’amministrazione e i dipendenti di Palazzo Madama. Un’intesa, firmata da tutte le sigle sindacali anche grazie alla capacità negoziale della vice presidente leghista Rosi Mauro (ex sindacalista) che verrà ratificata domani dal consiglio di presidenza ma che è stata anticipata dal presidente del Senato, Renato Schifani, nel corso della cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare.
Tra i capitoli più ‘caldi’, non a caso citato dal primo inquilino di Palazzo Madama, l’innalzamento dell’età pensionabile per i dipendenti, che passerà da 53 a 60 anni. Sarà così, a quanto si apprende, per tutti gli assunti dopo il 1997, mentre i lavoratori più ‘anziani’ potranno scegliere di mettersi al riposo dal giorno del loro 57esimo compleanno, mettendo però in conto una penalizzazione sullo stipendio. Sempre in tema previdenziale, da segnalare il passaggio al sistema pensionistico contributivo (il Senato si allinea così alla Camera) e l’aumento della quota di contributi che ogni dipendente dovrà versare: in due anni, si passerà dall’attuale 8,20 al 9,70%. Non solo, nel biennio 2009-2010, in via transitoria, i dipendenti saranno chiamati a versare il 10,7%.
L’accordo interviene anche sullo stipendio. Abrogato il famoso (e assai criticato) ‘premio di produttività’ dello 0,75%: la voce resterà in busta paga per quest’anno ma, grazie alla chiusura del contenzioso in atto, scomparirà dal prossimo. Drastica riduzione anche per gli incentivi economici, che oggi vengono praticamente assegnati in modo indiscriminato: ne avrà diritto solo chi dimostrerà di aver lavorato almeno 250 ore in più in un anno (ma le ore necessarie diventeranno 350 dal 2009). Un bel risparmio se si pensa che l’incentivo ammonta a circa l’1% dello stipendio e, di fatto, fa aumentare progressivamente la retribuzione di anno in anno. Non solo, i dipendenti del Senato lavorano già adesso 42,5 ore settimanali: diventa dunque difficile raggiungere la soglia per accedere all’incentivo. Altri incrementi salariali, come gli scatti di anzianità, non subiranno invece modifiche. Ma, in generale, saranno adeguati all’aumento dell’inflazione.
Soddisfatto dell’accordo, che porterà nelle casse di Palazzo Madama circa 12 milioni di euro di risparmio nel prossimo triennio, Renato Schifani: “Abbiamo fatto il nostro dovere, ci poniamo in sintonia con il Paese e diamo il messaggio di un Parlamento che svolge il ruolo importante che gli è affidato ma lo fa in modo sobrio”. Non nasconde la soddisfazione la vice presidente Rosi Mauro, tra i protagonisti della trattativa, che commenta: “Abbiamo fatto solo il nostro dovere, ha ragione Schifani, è giusto tener conto di quello che succede all’esterno. Ma non dimentichiamoci - precisa - che tra i dipendenti c’è una grandissima professionalità e che con questo accordo hanno dimostrato grande senso di responsabilità perchè hanno rinunciato a tanto”.




